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Trascorse quarantotto ore dal successo in casa della capolista Ceramica Globo Civita Castellana, battuta 3-1, il presidente della Exton Volleyball Aversa ripercorre quella che è stata la giornata di sabato. Un pomeriggio con molte note dolci sopraffatte, però, da tanto amaro che, anche a distanza di due giorni, è impossibile mandar giù: «Abbiamo giocato una grandissima partita dimostrando ancora una volta che non siamo secondi a nessuno – spiega Sergio Di Meo – e sfoderando l’ennesima prova di squadra che ha visto giocatori in grandissima forma, uno su tutti Scialò autore di 34 punti, sbaragliare il campo della capolista e ridurre le distanze in classifica ad un solo punto. Sono tre punti vitali che ci garantiscono il secondo posto matematico nel girone C e ci rilanciano come miglior seconda dei tre gironi. Una grande partita, contro una squadra come quella laziale che certamente sarà promossa in serie A, però non è affatto coincisa con un pomeriggio di sport e spettacolo. Tutt’altro». «Siamo stati vittime di un comportamento da parte dei nostri avversari e del pubblico presente nella struttura di Civita Castellana, proseguito in questi giorni anche attraverso i social network – entra nel merito il presidente della Exton Aversa – che definire antisportivo è poco. Come capita spesso a chi abita la nostra terra siamo stati vittime di discriminazioni razziali come quelle che si sentono da anni negli stadi ed apostrofati con epiteti poco edificanti, molti dei quali non pronunciabili, di cui quello più ricorrente è stato “camorrista”. Per non parlare degli atteggiamenti di alcuni personaggi che hanno tentato di ricorrere alle mani e di uno in particolare, una donna, che ha compiuto un gesto di cui non potrei mai parlare e che mai apparterrebbe alla nobiltà del genere femminile. Il tutto senza alcuna tutela da parte della dirigenza della squadra laziale che ha tenuto nei nostri confronti un atteggiamento certamente ostativo». Nelle parole del presidente Di Meo c’è tanta incredulità. Mai una cosa del genere l’aveva vista, neppure quando era giocatore. Il suo racconto è lucido e rende l’idea anche della paura che il massimo dirigente normanno e la sua famiglia, lo staff e gli atleti, e i tifosi presenti in quel di Civita Castellana, in totale circa tredici persone, hanno vissuto nel pomeriggio di sabato: «Ci tengo a precisare che tutti noi presenti sabato, tra cui donne e bambini, siamo completamente estranei ai fatti accaduti – dice il numero uno aversano – siamo stati lì nel piccolo spazio in cui siamo stati relegati dovendo temere anche di esultare. Ma anche di valutare situazioni di gioco che obiettivamente potessero essere in favore dei nostri avversari. Siamo sempre stati sportivi ed amiamo accogliere tutti coloro che vengono al PalaJacazzi, come fatto all’andata anche con il Civita, e comportarci nel medesimo modo quando siamo in casa altrui. Ne sono dimostrazione i rapporti di amicizia che ho con tutti i presidente delle squadre che giocano il nostro girone ed anche con quelli delle altre, tra cui le partecipanti alla Final Four. Ma, a pensarci bene, è tutto così palese ed evidente al punto che ogni volta che scendiamo in campo siamo pronti a vincere ed, allo stesso tempo, a farlo sugli spalti. E non è mai capitato di ricevere comportamenti contrari. Nessuno, come lo staff dei nostri avversari di sabato scorso, ha mai ritratto la mano quando noi, dirigenti e staff, l’abbiamo tesa a fine gara. Mi rendo conto che la società laziale potesse essere nervosa nell’attesa della conquista matematica della serie A ma non c’è nulla che possa giustificarli». A tre giornate, la prossima delle quali sarà di sosta per la Exton Volleyball Aversa, dalla fine della regular season del girone C del campionato di serie B1 maschile di pallavolo sarà difficile dimenticare la trasferta laziale di sabato scorso. Un grandissima giornata di sport, tra due grandi compagni che lottano per la serie A2 rovinata da ciò che alla pallavolo non appartiene. Per fortuna, come in pieno spirito normanno, c’è ancora il buono da cogliere: «Abbiamo vinto sul campo e lo abbiamo fatto anche moralmente – conclude il presidente Di Meo – ora andiamo avanti per la nostra strada. Nessuno potrà mai spegnere il nostro sogno di regalare la serie A alla nostra terra, a noi stessi ed ai nostri splendidi tifosi».

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